I “giardini di collezione” nascono dal sogno di raccogliere all’interno di un giardino il maggior numero possibile di specie o di varietà vegetali. Se gli agrumi nel Rinascimento sono i protagonisti della prima vera forma di collezionismo sviluppatasi nei giardini medicei, se nel corso del Seicento l’Italia, con alcune eccezioni, rimane esente dal fenomeno della “tulipomania” che investe l’Europa, è nel Settecento e soprattutto nell’Ottocento che numerosi giardini sono creati esprimendo gli interessi botanici di proprietari appassionati che si traducono in veri e propri paradisi, luoghi di acclimazione di piante e fiori rari, esito di spedizioni in paesi lontani, in coincidenza col diffondersi della scienza botanica e col proliferare degli studi sull’argomento.

Caso emblematico è la Riviera Ligure, dove il clima favorevole fa sì che alcuni appassionati di piante, soprattutto inglesi come Thomas Hanbury e Ellen Willmott, realizzino giardini mettendo a dimora e acclimando, nel rispetto delle peculiarità del luogo, le più svariate piante rare ed esotiche che qui trovano l’ambiente più adatto.

Anche le rive dei laghi sono frequentate fino a tutta la prima metà del Novecento da numerosi appassionati collezionisti. Sul Lago Maggiore sorgono la Villa San Remigio, dove un giardino “all’italiana” costruito a partire dal 1883 è arricchito dalle spettacolari fioriture di rododendri, azalee e rose, e la Villa Taranto, creata ai primi del Novecento dallo scozzese Neil McEacharn, che vi raccoglie un numero incredibile di rododendri, azalee, camelie e bulbose, tulipani in particolare. 

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