L’immagine che ognuno di noi ha dei giardini e delle ville di questa regione risale al periodo fra Sette e Ottocento e che si prolunga sino ai primordi del Novecento, ed è quella di preziose testimonianze di una società che ha saputo profondere cospicue risorse nella civiltà in villa.
L’area del Friuli “storico” e la zona orientale presentano tuttavia situazioni assai diversificate che si manifestano anche nel campo dell’arte dei giardini: la maggiore permeabilità alla cultura veneta della zona pordenonese; la maggiore attenzione a influssi di origine oltremontana nel Friuli centrale e “mitteleuropei” nella parte orientale confinante o appartenente all’Impero.

Queste diversità culturali fra le diverse aree si evidenziano soprattutto a partire dagli inizi del XIX secolo, quando il modello del giardino paesaggistico si diffonde nelle province orientali – allora periferia dell’impero austroungarico – grazie all’insediamento a Trieste e Gorizia (che diventa la “Nizza austriaca”) di famiglie borghesi provenienti dalle zone d’oltralpe e segnatamente dopo il 1850 sull’esempio del grandioso parco di Miramare voluto dall’arciduca Massimiliano d’Asburgo.

I giardini del Friuli, regione di frontiera,  risentiranno più di altri delle vicende belliche che porteranno alla perdita di molti di essi, i cui tracciati sono spesso frutto di restauri eseguiti nel dopoguerra.

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