La bellezza e l’incanto dell’isola, secondo il mito, sono da ricondurre al gigante Tifeo, che, imprigionato da Giove nel ventre del monte Epomeo che domina l’isola dai suoi 800 metri, con i suoi movimenti originò la tormentata natura dei luoghi, mentre le sue lacrime fecero scaturire le numerose sorgenti. Si spiegherebbe cosi l’alternarsi di orli di crateri in parte inabissati, di colline e rocce laviche, di fertili pianori, di terrazzamenti e dirupi, di fonti termali e di arenili che sopravvivono al disordine edilizio e alla cementificazione del secolo scorso. Non da meno è la vegetazione: dalle estese pinete si passa alla macchia mediterranea, con specie tipiche dei paesi tropicali, ai castagneti delle aree più elevate. Celebrata è anche la produzione agricola: ottimi vini, cereali, ortaggi e frutti sono ancora parte dell’economia. Numerosi ritrovamenti archeologici – molti reperti sono nel pregevole museo – testimoniano che l’isola fu abitata fin dall’Antichità, ma non vi furono prestigiose residenze in villa, a differenza di Capri, dove Tacito ne attribuiva dodici solo all’imperatore Tiberio. Nel Cinquecento, grazie a Vittoria Colonna che dimorò nello spettacolare castello, fu sede di una vivace vita culturale. Nell’Ottocento noti personaggi vi stabilirono residenza in villa, quali Benedetto Croce e il drammaturgo norvegese Henrik Ibsen che qui scrisse l’opera Peer Gynt. Ulteriore impulso allo sviluppo dell’isola fu dato, a metà Novecento, da Angelo Rizzoli e Luchino Visconti, committenti di pregevoli architetture con giardini.

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