Le stanze e i terrazzi spogli, il giardino riconquistato dalla macchia non fanno che esaltare l’essenziale bellezza di questo luogo affacciato sul mare di Ischia e avvolto da un fitto bosco mediterraneo. Per comprendere cosa sia stato, però, occorre uno sforzo d’immaginazione: il celebre regista Luchino Visconti lo scelse come suo amatissimo rifugio, continuando a plasmarlo per tutta la vita. Alla ricercatezza degli interni- antichi pavimenti in ceramica di Vietri, camini in marmo, parati floreali-, corrispondeva un giardino ricco di belvederi e specie ornamentali, personalmente curato dal regista. Dopo un lungo abbandono la proprietà è tornata a vivere grazie ad un piccolo museo dedicato al regista.
Furono gli Aragonesi ad edificare tra XVI e XVII secolo la torre d’avvistamento in prossimità di Punta Cornacchia, rimasta incompleta e per questo detta Mezzatorre, acquistata nel 1870 dalla vedova di un banchiere tedesco, Ottilia Heyrott, insieme a molti appezzamenti circostanti e trasformata in un’unica vasta tenuta. La torre, a strapiombo sul mare, venne ristrutturata secondo il gusto eclettico del periodo, con merlature e finestre ogivali. L’ischitano Luigi Patalano, politico e letterato che ne divenne proprietario a fine secolo, intendeva costruire all’interno del possedimento dieci ville con un ettaro di parco ciascuna da vendere a ricchi villeggianti stranieri, ma completata la prima (chiamata La Colombaia, con architetture turrite e archi a sesto acuto che riprendevano lo stile della Mezzatorre) interruppe il progetto per motivi economici e poi per l’imminenza della Seconda Guerra Mondiale, vendendo l’intera tenuta all’imprenditore Alberto Fassini. Giunto per la prima volta nel 1945 Luchino Visconti s’innamorò di quest’isola ancora autentica, da sempre meta dei viaggiatori del Grand Tour ma rimasta esclusa da un turismo più moderno e mondano a seguito del terremoto di Casamicciola del 1883. Da lì a pochi anni anche Ischia sarebbe stata riscoperta e Visconti, in cerca di una vita appartata e a contatto con la natura, prese in affitto l’isolata e dominante villa La Colombaia, finché dopo lunghe trattative non riuscì ad acquistarla. Insieme all’architetto e scenografo Mario Pes, con il quale aveva lavorato in Boccaccio ‘70 e Il Gattopardo, la ristrutturò con profusione di risorse e dettagli abitandola dall’estate del 1965 ed anche la conservazione dell’antico paesaggio di macchia circostante, con lecci, pini, carrubi, ulivi, allori, lentischi, mirti e corbezzoli degradanti sino al mare (oltre ad eucalipti piantati a inizio secolo), seguì una precisa ricerca estetica volta a valorizzare con estrema naturalezza spazi, vegetazione e le grandi rocce affioranti, che nelle zone più umide ed ombrose erano rivestite di muschi e felci. Oleandri e belle di notte a fiore bianco crescevano nelle zone più assolate, ortensie a fiore blu nelle penombre, alcune specie esotiche furono ambientate con discrezione (tra i superstiti Gelsemium sempervirens, succulenti, cycas, fichi della Malesia e tibouchine) e fu anche ricavato un piccolo anfiteatro vicino all’ingresso della villa dove si racconta Visconti provasse le sue sceneggiature. Dopo la morte di Visconti la villa fu a lungo contesa tra gli eredi e il Comune, subendo spogliazioni e furti che hanno irreparabilmente cancellato la preziosità degli interni; divenuta bene pubblico fu lasciata in ulteriore abbandono fino ai recenti restauri.