Fondato nel 1545 e realizzato sotto la direzione dell’umanista e scienziato Daniele Barbaro e del medico Pietro da Noale, l’Orto patavino, il più antico del mondo occidentale che ancora conservi la sua forma e ubicazione iniziali, ospita attualmente oltre 6.000 piante coltivate. La perfezione formale dell’impianto geometrico lo rende ancor oggi un insigne esempio di giardino italiano del Rinascimento inserito nel Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO dal 1997.

L’Orto Botanico dell’Università di Padova fu fondato con decreto del 29 giugno del 1545 del Senato della Repubblica di Venezia, a seguito della richiesta di Francesco Bonafede, professore di “materia medica”nello Studio patavino, per facilitare il riconoscimento delle piante medicinali da parte degli studenti. Per il luogo di fondazione fu individuato un terreno appartenente all’Ordine benedettino, dove probabilmente i monaci già coltivavano piante medicinali. I lavori iniziarono immediatamente ed è documentato il coinvolgimento dell’architetto Andrea Moroni nella loro esecuzione. La struttura odierna deriva sostanzialmente da quella del progetto originale, un quadrato di più di 40 metri per lato inscritto in un cerchio di mura di 86 metri di diametro, suddiviso da due viali ortogonali in quattro quadrati più piccoli, a loro volta divisi in “areole” disposte in modo da formare eleganti disegni geometrici, dedicate alla coltivazione di “semplici”, ovvero piante medicinali per fini terapeutici o di studio, dal momento che in passato ci si curava solo con le erbe medicamentose. Nei secoli successivi furono apportate alcune modifiche tra le quali, nel 1704, quattro ingressi monumentali sormontati da acroteri, vasi di pietra con piante rare in ferro battuto e, a cavallo tra Sette e Ottocento, le nuove serre in muratura, con colonnine in ghisa, dotate di moderni sistemi di riscaldamento. Varie fontane e sculture, un arboreto, un boschetto di alberi esotici e di conifere con sentieri tortuosi, secondo il gusto paesaggistico, e una piccola collinetta-belvedere furono aggiunti tra il XVII e il XVIII secolo. Oltre alle collezioni vive, nel 1835, in Orto fu realizzato un prezioso erbario, divenuto oggi un museo che conserva circa 500.000 campioni provenienti da tutto il mondo, raccolti a partire dalla fine del XVIII secolo. Dopo l’acquisizione di un’area limitrofa, nel maggio 2002 sono iniziati i lavori di ampliamento, nati dall’esigenza di proteggere l’Orto storico dagli attacchi ambientali esterni e nel 2015 è stato inaugurato il “Giardino della biodiversità”, il contributo che la nostra epoca lascia in questo luogo con quasi cinquecento anni di storia.

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