Tutta la classicità di una villa veneta seicentesca, tra “otium” e “negotium”, con il giardino di bossi e il parco romantico, il brolo e la peschiera, irrorati da un articolato sistema idraulico, gli affreschi barocchi del Bolognese e quelli di scuola tiepolesca, le barchesse; ma in più, l’assoluta originalità di trasformarsi in un immenso orologio solare.

Il primo insediamento della villa risale agli inizi del Cinquecento e raggiunge le dimensioni attuali un secolo dopo, secondo gli stilemi di Vincenzo Scamozzi, su committenza di Ermolao Tiepolo, procuratore di San Marco ed esponente di una delle maggiori casate del patriziato, tra le dodici famiglie che fondarono la Repubblica di Venezia. Nell’Ottocento, per vie matrimoniali, perviene ai Valier e quindi ai conti Passi de Preposulo, che tutt’oggi vi abitano.Gli edifici e il parco insistono su un antico terrapieno: un “castelliere” paleoveneto, divenuto successivamente “castrum” romano nell’epoca delle grandi centuriazioni venete dell’Impero, con l’assoluta peculiarità, rimasta tale anche con l’insediamento della villa, di avere angoli orientati con i solstizi d’inverno e d’estate, a scandire le stagioni agrarie. La casa dominicale, il corpo principale della villa, è collegata mediante loggette alle “barchesse” adibite un tempo al ricovero di carri e attrezzi. Sul fronte il “selese”, il selciato di accesso alla villa, un tempo utilizzato anche come spazio di lavoro, e il giardino “all’italiana” con fontana ottagonale centrale, vasi ornamentali, collezioni di agrumi e aiuole mistilinee delimitate da siepi di bosso nano punteggiate da bosso sagomato. Il parco è delimitato dalla peschiera, oltre la quale si protende lo “stradon”, la prospettiva alberata della villa di 2,5 Km. Il suo asse, prolungato idealmente, raggiunge a sud le bocche di porto di Venezia e a nord le città di Belluno e Cortina d’Ampezzo, delineando, tra l’Adriatico e lo skyline delle Dolomiti, ben visibili dietro la villa, l’antica via commerciale della valle del Piave. Ai lati del giardino formale si aprono episodi di parco ottocentesco di gusto romantico, con viali, montagnole, grotte, serre, vasi ornamentali e piante secolari. Sul lato est si estendono l’area orticola e il frutteto dell’antico “brolo”. L’acqua circonda l’intero complesso: sul retro le pertinenze agricole (scuderie, rimesse, granai e cantine) sono lambite dal rio Piovensan, oltrepassato da un ponte che connette l’edificio con la campagna a nord. Le sue acque, grazie a una monumentale ruota di caricamento (“rosta”) alimentano nel parco il “circuito dell’acqua”, storico sistema circolare di bacini, a supporto della vita dell’antica comunità di villa. Oggi la villa è sede di un’azienda agricola e affascinante meta di turismo culturale, con visite, soggiorni, eventi.

 

 

Questo giardino è stato oggetto di un intervento di restauro e valorizzazione grazie ai fondi del PNRR

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