Sulla sponda piemontese del Lago Maggiore un giardino ricco di acque, muschi e penombre, che non solo testimonia il gusto ottocentesco per le ambientazioni romantiche e le flore esotiche, ma ospita una delle più complete e scenografiche collezioni di camelie in Italia. Il suo valore botanico, continuamente accresciuto grazie alle cure di Andrea Corneo, Presidente della Società Italiana della Camelia, gli è valso il riconoscimento di Garden of Excellence da parte della International Camellia Society nel 2010.

Nel 1872, innamorato del paesaggio lacustre, il notaio Carlo Berzio abbandonò Milano e acquistò queste sponde scoscese sul rio Paradiso, nella frazione Gonte di Oggebbio, per creare un giardino. La piccola valle godeva di un microclima speciale (particolarmente mite d’inverno e fresco d’estate), di abbondanza d’acqua e terriccio acido, ma richiese importanti lavori di terrazzamento: una serie di scalette e sentieri sinuosi, bordati di pietra spugna, scendevano dalla villa fino alle acque limpide del rio, incontrando stretti belvederi, vasche in rocaille coperte di capelvenere, nicchie rocciose con statue, archi e finte architetture con concrezioni di minerali e conchiglie o frammenti di maioliche. Accanto a faggi penduli e carpini- esemplari maestosi ancora esistenti- piantò numerosi alberi esotici secondo il gusto del tempo, come araucarie o eucalipti; le piantagioni proseguirono con gli eredi (la proprietà passo nel 1901 alla sorella Giuseppina Berzio in Anelli) e oggi un bosco di cedri, criptomerie, cipressi del Kashmir, canfore, trachicarpi, palme di San Pietro o bambù forma una fitta volta vegetale e un suggestivo alternarsi di ombre e luci radenti. Rododendri, viburni, osmanti, Gordonia lasianthus o Drimys winteri crescono nei sottoboschi e dal Berzio furono messe a dimora anche alcune camelie, come d’uso nei giardini di lago, che oggi raggiungono i sette metri d’altezza e sono oggetto di studio nell’ambito di ricerche sulle varietà ottocentesche italiane. Dagli anni Cinquanta del secolo scorso intorno a questo gruppo originario ha preso corpo la collezione di camelie, grazie all’appassionato lavoro di Antonio Sevesi, compagno di Alessandra Anelli, fondatore della Società Italiana della Camelia e tra gli autori dell’International Camellia Register. Insieme ai migliori esperti del tempo- dai vivaisti Piero Hillebrand, Giovanni Piffaretti e Angelo Zanoni al prof. Bruno Caraffini, fu promotore della rinascita della coltivazione della camelia nel nostro paese. Nel giardino di Oggebbio arrivarono piante da Giappone, Cina, Stati Uniti, Australia o Nuova Zelanda: oltre cinquecento camelie raccolte secondo un criterio tematico. Rare specie botaniche, circa duecento varietà di Camellia Japonica, C. sasanqua a fioritura invernale, C. reticulata, cultivar di C. x williamsii e moltissime altre hanno via via occupato il vecchio frutteto e orto sul versante opposto al giardino, raggiungibile attraverso un ponticello sul rio. Oggi gli eredi continuano ad implementare la collezione (in una serra sono ospitate le specie subtropicali a fiore giallo) e ad arricchire l’offerta botanica del giardino attraverso la coltivazione di ortensie, piante acquatiche e felci.

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