Un giardino simbolo di un territorio: il suo agrumeto ricco di varietà locali racconta la storia della fertile vallata di Milis, nell’entroterra di Oristano, conosciuta fin dal medioevo per la coltivazione delle arance, e gli alberi da frutto, i cipressi, le rose rampicanti e le specie della macchia reintrodotti grazie al recente restauro evocano le tradizionali atmosfere rurali. Le chiome esotiche e maestose di un piccolo parco romantico piantato a fine Ottocento di fronte alla villa ci ricordano che siamo in uno degli otto giardini classificati come storici di tutta la Sardegna.
Benvenuto Pernis, appartenente ad una facoltosa famiglia d’imprenditori d’origine svizzera trasferitisi a Cagliari, fece edificare negli ultimi anni dell’Ottocento questo complesso destinato all’allevamento dei cavalli (lo Stabilimento), composto dalla villa con la sua torre, da moderne scuderie e da una lunga manica terrazzata da cui sovrintendere l’attività (demolita negli anni Trenta). Gli edifici racchiudevano un vasto spazio pianeggiante attraversato da un viale centrale che si concludeva in un cancello monumentale sulla via S. Paolo e ripartito attraverso muretti a secco in quadranti per i cavalli (qui venne perfezionata la celebre razza equina anglo-arabo-sarda). Nel quadrante di fronte alla villa, definito da due torrini per la produzione dell’acetilene necessario all’illuminazione, fu piantato un giardino eclettico fin de siècle, di cui restano ancora oggi alcuni affascinanti alberi (washingtonie, chamaerops, magnolie e Araucaria heterophylla) attorno ad un bunker risalente Seconda guerra mondiale. Con la morte del Pernis la proprietà cambiò radicalmente uso, mantenendo però la duplice natura di luogo di piacere e produzione: Cosimo Vacca, che la acquistò nel 1926, convertì i quadranti destinati agli animali in frutteti ed agrumeti a quinconce, con sesti fitti e chiome impalcate basse secondo la pratica antica e dei quali resta ancora una porzione superstite. Gli altri agrumi presenti oggi, disposti a sesti più ampi e quadrato-rettangolari, risalgono a impianti più recenti che hanno colmato lacune conseguenti alla guerra (quando il complesso fu espropriato per motivi militari), all’abbandono da parte dei Vacca a partire dal 1977 e all’ulteriore incuria da parte del Comune, che divenuto proprietario a inizio Duemila aveva messo a dimora un agrumeto sperimentale con antiche cultivar locali. Il restauro terminato nel 2025 ha reso di nuovo leggibile il giardino nella sua struttura, eseguendo importanti lavori di consolidamento delle architetture e prestando massima attenzione alla regimentazione e al drenaggio delle acque. Per ovviare ai ricorrenti problemi d’allagamento è stato anche predisposto un rain garden per ora lasciato alla vegetazione spontanea. Oltre agli agrumi sono stati reintrodotti, accanto a vecchi Mespilus germanica e fejoie, melograni, mandorli, albicocchi e peri ornamentali, mentre siepi naturali di allori, filliree, lentischi e alaterni proteggono oggi come allora le coltivazioni. Cipressi e filari d’aranci amari definiscono la prospettiva del viale, fiancheggiato da rosai rampicanti, e pergole che nel tempo accoglieranno la fioritura di glicini richiamano una presenza botanica che fa parte della memoria del posto.
Questo giardino è stato oggetto di un intervento di restauro e valorizzazione grazie ai fondi del PNRR