Come molti loro compatrioti William Percy Cochrane e sua moglie Helen Lavinia Shaw si erano trasferiti ad inizio Novecento dall’Inghilterra a Mentone, in Costa Azzurra, dove vivevano grazie alle rendite garantite dalle compagnie minerarie e siderurgiche di famiglia. Pochi anni dopo acquistarono dalla famiglia lericina Botti una tenuta coltivata ad ulivi e viti nel borgo di Pugliola, sulle colline tra Lerici e San Terenzo. La villa, su una sommità che digradava scenograficamente fino al mare, era stata riedificata a metà Settecento intorno ad una torre medioevale parte del sistema difensivo della Repubblica Genovese nel Golfo della Spezia ed era stata abitata dopo l’Unità d’Italia dall’inglese George Henfrey, sostenitore del Risorgimento e proprietario della vicina fonderia di Pertusola. I Cochrane trasformarono il paesaggio agricolo secondo le mode del giardino anglo-mediterraneo già affermatesi nel Ponente, in una fusione
particolarmente ben riuscita tra la sobrietà delle antiche architetture liguri e il carattere più opulento degli elementi decorativi ottocenteschi, tra gli scenari formali vicino alla villa e le atmosfere romantiche delle scarpate, tra i lecci, cipressi e pini domestici preesistenti e i nuovi esemplari esotici. Con muraglioni sostennero terrazze e belvederi, collegati da scalinate e balaustre; pergolati a pilastri squadrati (il più lungo misura 150 metri), coperti di glicini e rose banksiae, ombreggiavano i camminamenti, impreziositi da
pavimentazioni in cotto o in ciottoli bianchi e neri (i risseu liguri); la sapiente alternanza di percorsi nel fitto della vegetazione e di viste aperte sul mare era esaltata da poggioli e berceau. Come tipico dei giardini inglesi in Riviera si prestò estrema attenzione all’acqua, a scopo sia ornamentale che irriguo: un articolato sistema di cisterne, vasche, fontane e ninfei raccordava per ricaduta i vari livelli. Una collezione di palme punteggiava il giardino, delle quali restano oggi gruppi di cycas nella terrazza della villa ed esemplari di
Washingtonia, Chamaerops, trachicarpi o Brahea; magnolie, araucarie, eucalipti o un boschetto di Cinnamomum glanduliferum sono altri testimoni della botanica ricercata dei tempi. Aiuole dedicate ai fiori da taglio, una serra, un semenzaio e un ombrario fungevano poi da necessario corredo. Numerosi acquerelli eseguiti da Helen ritraggono giardino e borgo e la villa fu visitata anche da David Herbert Lawrence e Frieda von Richthofen, ritirati a Fiascherino. Tutto avvenne in poco più di trent’anni: Wiliam ritornò a Mentone già nel 1920, Helen decise di vendere nel 1935, quando la propaganda fascista indusse la gran parte degli inglesi a lasciare la Liguria
e a non farvi più ritorno. La villa diventò residenza estiva della famiglia romana Braida Carnevale: la contessa Mara Braida Carnevale ne fece un luogo di ritrovo dell’alta società e della cultura internazionali, fino a quando la proprietà fu requisita durante la guerra e divenne sede del comando italiano e poi tedesco. La figlia Maria Adele Miniati Carnevale, appassionata botanica, continuò ad arricchire il giardino, ma negli ultimi anni della sua lunga vita le parti meno prossime alla casa s’inselvatichirono progressivamente. Lasciata in legato al F.A.I. nel 2020 è stata oggetto di un complesso restauro.
Questo giardino è stato oggetto di un intervento di restauro e valorizzazione grazie ai fondi del PNRR